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Disturbi d'ansia

Disturbi trattati

Che cos’è l’ansia

L’ansia è la risposta emotiva, ad uno stimolo ambientale, reale o percepito, che viene ritenuto pericoloso dall’individuo. A tale risposta segue un’attivazione fisiologica e cognitiva dell’organismo che ha una funzione adattiva, in quanto permette al sistema nervoso dell’individuo di mettere in atto una serie di modificazioni neurovegetative:

  • Maggiore stato di allerta (attivazione cognitiva)
  • Incremento della frequenza cardiaca
  • Innalzamento della pressione arteriosa
  • Tensione muscolare
  • Frequenza respiratoria elevata
  • Rilascio di catecolamine (adrenalina e noradrenalina) nel sangue

La classificazione dei disturbi d’ansia, prevede una suddivisione dei disturbi d’ansia in base alle tappe evolutive, in quanto l’esordio di un disturbo può verificarsi in età infantile (es. Disturbo d’ansia da separazione) ma, se non adeguatamente superato, può ripresentarsi in età adulta.

Questa attivazione permette di affrontare la situazione pericolosa, attraverso la messa in atto di due possibilità di comportamento: Fight or Flight, attacco o fuga.

Si può parlare di ansia dal punto di vista clinico quando la risposta neurovegetativa genera uno stato di attivazione, o di allarme, eccessivi rispetto alla normale risposta ansiosa, portando l’individuo a sperimentare un quadro sintomatologico intenso che può comportare:

  • Tachicardia
  • Difficoltà a respirare
  • Dolori al torace
  • Rigidità muscolare
  • Formicolii alle dita
  • Irrequietezza
  • Pensieri negativi
  • Sensazione di confusione o stordimento

Questi sintomi sono solitamente accompagnati da paura intensa, o persino terrore, anche se in assenza di un pericolo oggettivo imminente. L’ansia e la paura generate dallo sperimentare ambienti e situazioni specifiche fa si che l’individuo metta in atto comportamenti e strategie di evitamento. Spesso anche solo l’idea di trovarsi nella data situazione innesca lo stato di agitazione che porta ad un meccanismo di ansia anticipatoria. Per poter fare diagnosi di disturbo d’ansia la presenza dei sintomi deve avere una durata minima di 6 mesi, recando disagio all’individuo nella quotidianità (disagio personale, lavorativo, relazionale/sociale). Inoltre, è importante accertarsi che i sintomi ansiosi non siano dovuti all’uso di sostanze (es. farmaci o droghe), o che non siano dovuti ad altra condizione medica (es. ipertiroidismo o disturbi cardiaci).

Il DSM-5 classifica i dei disturbi d’ansia nelle seguenti categorie:

  • Disturbo d'ansia generalizzata
  • Disturbo d'ansia da separazione
  • Mutismo selettivo
  • Disturbo di panico
  • Fobie specifiche
  • Fobia sociale
  • Agorafobia

Per semplificare, quindi, li raggrupperemo in tre principali aree: 

1- Disturbi d’ansia
2- Disturbi di panico
3- Fobie

Anche il Disturbo Ossessivo-compulsivo, DOC e il Disturbo Post Traumatico da Stress, PTSD sono correlati ad alti livelli di ansia ma li tratteremo separatamente.

Descriveremo, di seguito, prevalentemente il primo gruppo ossia i Disturbi d’ansia nelle sue tre specificità.

1 - DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO (DAG)

Il disturbo d’ansia generalizzato è caratterizzato da ansia e preoccupazioni eccessive e persistenti riguardo eventi o situazioni quotidiane.

La differenza tra il DAG e la normale risposta ansiosa risiede nella qualità e nella pervasività delle preoccupazioni. L’individuo, infatti, non riesce a controllare i pensieri e le preoccupazioni, perlopiù di contenuto negativo, riguardo la possibilità che accadano eventi spiacevoli, oppure riguardo la salute di familiari. Tali preoccupazioni si estendono anche situazioni della quotidianità, come responsabilità economiche, gestione della vita domestica, ambito lavorativo (ad es. eccessiva preoccupazione riguardo questioni lavorative, oppure riguardo la possibilità di fare tardi ad un appuntamento).

Oltre alla presenza persistente delle preoccupazioni, il DAG si accompagna con una serie di sintomi somatici:

  • Irrequietezza
  • Irritabilità
  • Affaticamento
  • Tensione muscolare
  • Difficoltà a concentrarsi / vuoti di memoria
  • Alterazione del sonno (difficoltà ad addormentarsi, o sonno irrequieto)

Per poter formulare una corretta diagnosi di DAG verificare che i sintomi siano presenti per un periodo di almeno 6 mesi, e causino disagio significativo negli ambiti socio/relazionale e lavorativo dell’individuo.

Inoltre è opportuno verificare che i sintomi ansiosi non siano dovuti agli effetti di sostanze (farmaci o droghe) e che non siano dovuti da un’altra condizione medica.

2 - DISTURBO D’ANSIA DA SEPARAZIONE

Si può parlare di Disturbo d’ansia da separazione quando l’individuo manifesta una forte ansia o paura quando è separato, o anche solo all’idea di venir separato dalle figure significative di attaccamento (ad es. genitori, fratelli/sorelle) o da luoghi ritenuti sicuri (ad es. casa propria, la propria stanza).

La sintomatologia si estende anche ad una forte preoccupazione, pensieri negativi e incubi riguardo alla perdita delle figure significative (incidenti, malattie, catastrofi).

Ad insorgenza precoce si può manifestare nell’infanzia, dove i bambini manifestano una forte paura in situazioni come separarsi dai genitori per andare a scuola, o andare a dormire da soli in un’altra stanza. La risposta ansiosa deriva dalla paura dell’individuo di esser lasciato solo, di essere abbandonato, rapito, o in generale di non riuscire a riconciliarsi con le figure di attaccamento.

In età infantile per effettuare una diagnosi di disturbo d’ansia da separazione è opportuno valutare l’entità della paura in rapporto alla fase di sviluppo del bambino, dove tale sintomatologia causa disagio significativo all’individuo ed è presente per un periodo di almeno 4 mesi.

In età adulta il disturbo d’ansia da separazione si può presentare come incapacità dell’individuo di allontanarsi dalle figure significative mettendo in atto comportamenti iperprotettivi, o di controllo per restare continuamente in contatto con tali figure.

Inoltre può recare disagio significativo in quanto l’individuo non riesce ad allontanarsi da casa a causa dell’eccessiva ansia e dei pensieri negativi, andando ad invalidare le relazioni sociali e l’ambito lavorativo.

3 - MUTISMO SELETTIVO

Tale condizione prevede l’incapacità da parte dell’individuo di parlare in pubblico, ad iniziare un discorso durante le interazioni sociali, oppure a rispondere se gli vengono poste domande.

Alla base di questa condizione vi può essere una eccessiva timidezza, difficoltà nella socializzazione che può portare all’isolamento e soprattutto a forti stati d’ansia . Il bambino o l’adulto che presenta questa condizione non ha problemi a interagire con i propri familiari e persone significative, la difficoltà emerge quando deve interagire in contesti pubblici o con persone al di fuori della famiglia.

Ciò può causare disagio nell’area lavorativa o scolastica con ripercussioni sul suo rendimento, nonché nell’area sociale/relazionale.

Per poter fare una corretta diagnosi è necessario verificare che la durata del mutismo sia superiore ad 1 mese e che la difficoltà non sia dovuta ad un disturbo della comunicazione oppure alla mancata conoscenza della lingua.

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