La fine di una relazione amorosa è da sempre uno dei momenti più delicati nella vita di un adolescente. Ma oggi, in un’epoca dominata dalla connessione continua, anche dirsi addio sembra diventato complicato.
Ascoltando le storie di tanti giovani alle prese con il dolore di un distacco, emerge un dato allarmante: c’è ancora molta confusione su cosa significhi davvero essere in relazione con qualcuno. In alcuni casi estremi, come purtroppo mostrano anche le cronache, l’altro viene vissuto come una proprietà, un’estensione di sé da controllare. In questi scenari, sentirsi dire “no” o “basta” diventa inaccettabile, perché ferisce il senso onnipotente dell’ego.
Fortunatamente, nella maggior parte dei casi, i ragazzi riconoscono la libertà dell’altro di mettere fine a una storia. Ma spesso ciò che manca è la capacità di lasciarlo davvero andare. Si crea così un legame fantasma, che sopravvive nei meandri delle chat, dei like, delle visualizzazioni su Instagram.
Nel mondo virtuale, un semplice gesto - un like, una visualizzazione di una storia, una canzone condivisa - viene investito di significati enormi. È come se bastasse un click per riaccendere la speranza che l’altro provi ancora qualcosa. Ma in realtà, questi “contatti” rischiano di diventare trappole emotive che impediscono di affrontare il distacco, di elaborare la perdita, di voltare pagina.
Dal punto di vista psicologico, il processo di separazione è simile a quello del lutto. Accettare la fine è il primo, fondamentale passo per crescere. Ma se si resta intrappolati in un limbo di comunicazioni ambigue, si finisce per vivere in una realtà dai contorni sfumati, dove tutto può significare il contrario di tutto.
Osservare l’ex attraverso il buco della serratura dei social alimenta distorsioni cognitive e ostacola la possibilità di ricostruire la propria identità indipendentemente dall’altro. È necessario, anche nel mondo virtuale, mettere dei punti fermi. Chiudere davvero, anche online.
Lasciarsi “a metà” non è sano, né facilita la possibilità di costruire, un domani, un’amicizia autentica: questa, infatti, può nascere solo dopo una vera trasformazione del legame e della propria immagine di sé.
La crescita personale si gioca sempre tra due grandi forze: l’appartenenza e la separazione. Saper sentirsi parte di qualcosa, ma anche tollerare la possibilità di separarsene, è ciò che permette di costruire relazioni sane, fatte di legami che uniscono senza imprigionare.
In un mondo iperconnesso, imparare a dirsi addio è forse uno degli atti più maturi e rivoluzionari.
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