Negli ultimi anni il dibattito sulla salute mentale sta trovando sempre maggiore spazio; sono, infatti, aumentate le occasioni in cui si parla di benessere psicologico nonché le iniziative per promuovere la sua prevenzione.
È, invece, ancora molto frequente e difficile da contrastare lo stigma associato alla salute mentale. Chi soffre di disturbi psicologici o chi sta attraversando momenti di disagio spesso si ritrova in un vortice di condotte inizialmente disadattive che lo portano via via verso il progressivo isolamento o addirittura l’annichilimento. È molto difficile per la persona accorgersi della direzione presa o il più delle volte si abbandona a questa a causa dell’incapacità di reagire. Proprio queste condotte rappresentano un segnale, una richiesta di aiuto dell’individuo verso l’esterno per cercare qualcuno che lo aiuti a risollevarsi, ma che trova spesso intorno a sé un ambiente che non accoglie la sua sofferenza ma che, al contrario, la sminuisce e ridicolizza. Queste persone sono frequentemente bersaglio di graffianti e dolorose prese in giro, che acuiscono la sofferenza preesistente e che spingono ancor di più a nascondere il disagio, alimentando un circolo vizioso di solitudine, dolore e senso di colpa.
Un esempio eclatante è quanto accaduto nel corso dell’ultimo festival di Sanremo. Gianluca Grignani, a seguito della sua esibizione durante la serata delle cover, è stato messo alla gogna e vittima di becera ironia sui social media per il suo stato psicofisico. Il pubblico non si è risparmiato nelle offese e derisioni, rimandando il fatto che nell’immaginario collettivo il disagio mentale è una condizione su cui è lecito scherzare e minimizzare o, al contrario, è qualcosa da nascondere e di cui vergognarsi.
Un percorso di sostegno psicologico può aiutare anche ad affrontare il pregiudizio ancora dilagante rispetto ai temi della salute mentale, ma è necessario intervenire soprattutto a livello sociale e culturale e non lasciare ancora più soli chi soffre.
Nell’immaginario collettivo, spesso, un disturbo psichiatrico viene associato a una condizione di malessere incurabile, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita. Si pensa che chi sia affetto dalla schizofrenia, dal disturbo bipolare, dipendenze da sostanze o da una grave depressione, ad esempio, abbia difficoltà nello svolgere i compiti quotidiani più semplici, necessitando di supporto, figurarsi quelli complessi come lavorare, avere una famiglia o una casa propria.
Oggigiorno in realtà non è più così; grazie al lavoro sinergico dell’individuo, delle famiglie, dei servizi di cura e delle terapie farmacologiche e psicologiche è possibile convivere con un disturbo psichico e riacquistare la piena libertà di vivere, lavorare, amare ed essere indipendenti.
Cesare Cremonini, recentemente ospite di Sanremo, ci offre un esempio concreto di come sia possibile riappropriarsi della propria vita, non lasciare che la malattia mentale prenda il sopravvento ma imparare a conviverci e farla diventare una parte di sé. Il cantautore ha, infatti, dichiarato di soffrire di schizofrenia e di aver passato un periodo molto buio della sua esistenza, in cui i sintomi erano talmente gravi da causargli una grave compromissione in tutte le aree di vita, dalle difficoltà lavorative al ritiro sociale. L’aiuto di uno specialista, la terapia farmacologica e la psicoterapia gli hanno permesso, lentamente, di uscire dal baratro e di tornare ad essere vivo e protagonista della sua vita, finanche a rendere l’esperienza della malattia mentale una fonte di creatività alla quale attingere per il suo lavoro.
Lo scenario del festival di Sanremo ci ha dato due sfaccettature di come si possa reagire in una situazione di disagio o in presenza di un disturbo mentale. In un caso il risultato dell’accolta richiesta d’aiuto grazie al parere professionale e ad un ambiente accogliente e supportivo, che hanno permesso di ridefinire il disagio e la rappresentazione di sé; nell’altro di come la persona sia lasciata a sé stessa, dove le sue richieste di aiuto vengono ignorate e persino derise. Ad ogni modo questo secondo scenario non rappresenta una situazione definitiva, c’è sempre la possibilità per l’individuo di reagire e risollevarsi grazie all’aiuto di chi sa cogliere i segnali della sua silenziosa richiesta di aiuto.
Soffrire di un disturbo mentale, oggigiorno, non è più sinonimo di un’eterna condanna alla non autosufficienza; un percorso integrato psicoterapeutico e farmacologico, insieme al sostegno della famiglia e degli amici, possono condurre al recupero dell’autonomia e di un benessere psicologico generalizzato.
Centro Clinico Alma
Consultorio Psicologi Roma
© 2021. «Psicologi Italia». É severamente vietata la riproduzione.
